Scuola materna: (mio) inserimento compiuto!

Sono passati circa due mesi dall’inizio della scuola materna (guai a chiamarla “asilo” alla presenza di un bambino di tre anni, che subito vi correggerà con aria saccente) e solo ora inizio a trovarmi a mio agio. Mia figlia ci ha messo poco ad ambientarsi e lo stesso forse avrei dovuto fare io, adulta più o meno dotata di razionalità ed esperienza, ma si sa che i figli so piezz e core e quando vedi la tua creatura con il grembiulino e lo zainetto non puoi fare a meno di pensare a quanto veloce voli il tempo, a quanto abbia imparato in questi tre anni, alla metamorfosi da minuscolo mitile totalmente dipendente dalle tue cure fino ad essere una donna in miniatura che si mette le scarpe da sola (quelle che ha tassativamente scelto lei) e ti riempie di domande su come gira il mondo. E la lacrima scappa.

Qualche pianto (suo sta volta), c’è stato al momento del distacco. Le tentate fughe dall’aula, i “ti pego, stai qua con me anco(r)a cinque o(r)e!”, la sua faccina ansiosa che mi aspetta alla finestra per salutarmi e mandarmi ancora un bacino hanno dimostrato qualche suo tentennamento, ma tutto sommato per lei è stato più facile di quanto sperassi.

E pensare che prima di iniziare non pareva particolarmente entusiasta all’idea di stare con altri bambini in un ambiente colorato e pieno di giochi.

Io ero già ultra emozionata alla scelta dell’occorente per la scuola. Il fatidico grembiulino innanzitutto. Avevo pensato bene di prenderne uno giallo con un bel drago che gioca a pallone stampato sul petto, perché non volevo fosse la solita bambina omologata tutta rosa con tanto di principesse Disney in bella vista. Errore. Il grembiule giallo è stato bocciato al primo sguardo e relegato a divisa per tempere, giardinaggio, cucina e tutte le cose più zozze da fare in casa,  prontamente sostituito da due graziosi grembiulini rosa e lilla a quadretti con pizzo sul colletto. La ribellione al sistema è stata rimandata tra qualche anno.

Poi la ricerca delle etichette e del contrassegno. Dopo aver peregrinato in lungo e in largo, in ogni merceria nel raggio di cinquanta chilometri e su diversi siti internet alla vana ricerca di una fragola degna di essere appiccicata alle cose di mia figlia, mi sono fortunatamente imbattuta nel sito dell’azienda Petit Fernand che da la possibilità di

creare etichette per la scuola

mi chiamo.gif

 

personalizzate.

Bingo!

Dopo aver progettato l’etichetta perfetta (indecisione portami via) sulla nuances del rosa e con tanto di fragolina mi sono sbizzarrita nella creazione di altre opere d’arte, che gli adesivi sono una delle mie passioni e non si sa mai che possano servire anche a qualcos’altro! Sul sito http://www.petit-fernand.it/ si possono creare e acquistare etichette termoadesive o adesive per contrassegnare i vestiti dei piccoli (tipo quando li presti a qualcuno e vuoi che tornino indietro, senza rischiare di rovinarli per sempre con quei terribili pennarelli indelebili), l’occorrente della scuola elmentare, oppure creare etichette per eventi tipo battesimi o matrimoni, o dei bellissimi cartellini da appiccicare su vasetti di conserve e marmellate. Insomma, una vera scoperta! Questa vola i miei sforzi (scegliere tra farfalle, panda e cavalli alati non è mica uno scherzo!) sono stati premiati e mia figlia è stata entusiasta vedendo il suo nome stampato su un etichetta tutta (r)oosa! Una cosa giusta qualche volta la faccio pure io…

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Dunque è stata la volta di preparare lo zainetto col cambio (pure quello adeguatamente etichettato),  che siamo in pieno periodo “la pipì la faccio dopo, che ora sto giocando, ma quando arrivo al water mi scappa talmente tanto che un pochino me la faccio addosso” e quindi per i primi giorni quando andavo a prenderla mi attendeva nell’armadietto la solita borsina del supermercato con i vestiti appallottolati dentro. Ma ormai da tre anni la lavatrice è la mia migliore amica e guai a me se la faccio sentire trascurata!

Insomma, tutto l’occorrente era pronto! L’unica non pronta forse ero io, che mi torturavo con dubbi tipo “ma le maestre saranno brave e serie?” “e se non fa amicizia con gli altri bambini?” “e se la picchiano?” “non ci sarà troppa carne nel menù?” “li faranno stare all’aria aperta?” “le metteranno il cappellino quando esce?” . Dopo un paio di mesi posso dire di essere più tranquilla, rassicurata dal fatto che ancora non le sia venuta la gotta o un’insolazione e che per ora non abbia subito atti di bullismo, e sopratutto rincuorata dal supersorriso che ha quando mi aspetta sulla panchina dell’aula verde.

 Posso finalmente dirmi ben inserita alla scuola materna.

Sì, perché alla fine si tratta di una tappa importante, di distacco ma anche di presa di coscienza che, come è giusto che sia, non siamo più un tutt’uno con i nostri figli e che loro sono pronti per spiccare il primo voletto verso il mondo esterno. E se noi abbiamo trasmesso loro sicurezza e fiducia in se stessi e negli altri sarà tutto più semplice. Anche per noi.

E quando i vostri bimbi vi porteranno a casa il primo lavoretto camaleò.giffatto con le loro mani non potrete fare a meno di essere super orgogliosi e anche un po’ commossi. Che anche se stanno diventando grandi,resteranno per sempre le vostre piccole cozze e voi gli scogli su cui in ogni momento potranno aggrapparsi. ❤

 

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