Smettila di fare i capricci! Il libro che cambierà la vostra vita. O per lo meno il rapporto con i vostri figli

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Spegni la TV! Basta caramelle! Metti in ordine le tue cose! La bambola la devi prestare a Ginevra! No, quello non te lo compro! Se non mangi finirai all’ospedale! Se non ti lavi i denti dovrò portarti dal dentista, quello con il trapano pronto in mano!

Vi ci ritrovate? Io sì, in parte.
Mi figlia ha 3 anni. Io pensavo che dopo i terrible two non ci sarebbero stati pure i terrible three. Invece mi sbagliavo. Complici il lavoro e lo scombussolamento generale dovuto alla nuova gravidanza, è successo che a volte si siano innescate assurde lotte di potere tra me e la mia piccola, gare a chi urlava di più e a chi assumeva per prima un elegante color melanzana, per fortuna terminate tutte con mignoli incrociati e “pace pace carote patate”. Le sette fatiche di Ercole sembravano sciocchezze rispetto al farle mettere le scapre per uscire o al farle lavare i denti e spesso mi sono trovata a chiedermi che cosa stessi sbagliando o a cercare su internet il numero di un bravo esorcista.

Poi un giorno ho sentito parlare di questo magico manuale che porta in copertina un bimbo con le sopracciglia aggrottate e la tipica espressione da “mò ti faccio sentire il mio acuto”e che aveva risolto i problemi di tanti genitori di figli “capricciosi” e come potevo resistere?! Da tempo ho capito che la formula magica per gestire gli eredi senza stress non esiste, ma considerare nuove idee da cui prendere spunto (o da cui discostarsi) è sempre una cosa positiva, così sono corsa in biblioteca. (Corsa si fa per dire, eh.)

Gli autori, Roberta Cavallo e Antonio Panarese di bambini ne sanno. Non perché provvisti di numerosa prole, ma in quanto fondatori di un centro residenziale per bambini in affido. Si sono quindi trovati a confrontarsi e a gestire decine di bimbi con storie familiari difficili, i cui problemi andavano ben oltre il lasciare i fagiolini nel piatto. (Per saperne di più del loro progetto e del metodo di crescita secondo natura potete consultare il sito Bimbi veri ) . Grazie a questa loro esperienza professionale hanno potuto diventare dei veri e propri consulenti genitoriali e offrire il loro supporto a chi ne aveva e ne ha tutt’ora bisogno.

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Ma veniamo al libro…

Il titolo: “Smettila di fare i capricci!”. Devo ammettere che questa frase non mi ispirava molta fiducia. Dopo anni passati a leggere libri sull’educazione montessoriana e l’alto contatto nella mia mente si è indelebilmente scolpito il concetto secondo il quale i capricci non esistono, o meglio: non sono comportamenti irragionevoli, ma il modo in cui i bambini manifestano un disagio. Ecco, questo titolo così perentorio mi sapeva un po’ troppo di SOS Tata e regole inoppugnabili e ha risvegliato in me qualche perplessità. Fin dalle prime pagine, però, si capisce come la frase in copertina sia più una provocazione che altro, in quanto gli autori insistono sul fatto che se il bambino piange o urla c’è un motivo profondo e non è semplicemente un modo per farci saltare i nervi. La soluzione quindi non è

imparare metodi difficili, seguire strane ricette o subire addestramenti –capito cara Tata Lucia?!*- : semplicemente, osservando meglio il bambino, seguendo la sua natura innata e risvegliando l’istinto genitoriale e il buon senso. (da Smettila di fare i capricci, R.Cavallo A. Panarese, Mondadori, p. 13)  

*mio inciso

La soluzione, invece, è

.abbandonare l’idea secondo la quale i bambini sono esseri malvagi progettati per renderci la vita un inferno [no, non sta facendo i capricci perché ce l’ha con voi e vuole rovinarvi la giornata, ma perché (al contrario di noi adulti) non ha gli strumenti per analizzare e affrontare le avversità più o meno grandi che la vita gli propone]

.comprendere la vera causa scatenante del capriccio (cosa ci sta dicendo veramente nostro figlio?)

.non immedesimarsi col bambino, mantenere la neutralità e non assumere un atteggiamento aggressivo o sconsolato (anche se l’istinto vi dice di lasciare il Paese o per lo meno di lasciare l’impronta della vostra mano sulla sua guancia)

.rassicurare il bambino, farlo sentire accolto e permettergli di sfogare la rabbia, la tristezza o la frustrazione che lo sta assalendo.

Facile, no? No. Affatto.

Gestire un capriccio non è mai facile. E, come dicono gli autori, serve tanta buona volontà e molto lavoro. Prima di tutto su noi stessi.

Sì, perché un genitore stanco, insoddisfatto e infelice è come una bomba a orologeria e cosa c’è di meglio della scintilla di un capriccio per farla esplodere? Quindi, innanzitutto, dobbiamo ricordarci di noi stessi, concederci qualche coccola, un po’ di tempo per riposare, rilassarci, coltivare degli interessi o delle amicizie. Insomma recuperare un po’ di serenità ed energie per poi renderci più aperti e disponibili verso i nostri figli.

Perché, ci dicono gli autori, non è una questione di gestione dei capricci, ma  di prevenzione. Partendo dal presupposto che all’incirca fino ai 7 anni un individuo non sia in grado di introiettare delle regole, l’unico vero bisogno dei nostri bambini è quello di essere amati. E per un bambino piccolo non significa avere miriadi di giocattoli (in legno o a pile, è lo stesso), partecipare a corsi che lo rendano in grado di nuotare a un anno e mezzo o di suonare il corno inglese a tre, o parlare fluentemente 5 lingue prima della scuola elementare, ma semplicemente significa stare con i propri genitori. Stare nel senso di passare del tempo di qualità, osservandosi a vicenda, abbraccandosi e accarezzandosi, svolgendo le attività di tutti i giorni e non chissà che, ma  facendolo insieme. E una volta che il bambino avrà fatto il pieno di amore e attenzioni (il che non significa stare appiccicato alla mamma e al papà 24 ore su 24, ma sentirsi al centro del loro interesse anche solo per qualche ora al giorno) si sentirà tranquillo e sereno e non avrà più tanto bisogno di piangere e urlare, affinchè qualcuno lo prenda in considerazione.

Quindi evitiamo i “Vengo tra un attimo, devo finire di stendere”, “Aspetta, controllo What’s up e arrivo“. Coinvolgiamo i nostri bambini nelle faccende domestiche (loro non vedono l’ora), dimentichiamoci per un attimo del cellulare e vedremo aumentare a dismisura la tranquillità nostra e dei nostri piccoli. Con un conseguente miglioramento della qualità della vita di tutta la famiglia.

Oltre a farci vedere le cose sotto un’altra prosettiva (più ampia e sensata) Smettila di fare i capricci! offre anche numerosi spunti e consigli pratici su come gestire le discussioni al supermercato e le guerre fratricide, su come evitare crisi durante la scelta dell’abbigliamento, il lancio di piatti durante i pasti, la continua ed estenuante rischiesta di ovetti Kinder, cartoni animati demenziali e videogiochi sanguinari. Tutte situazioni con cui gli autori si sono confrontati in prima persona e che danno loro il diritto di avere voce in capitolo.

Un punto su cui il libro insiste è quello dell’ Esempio che noi diamo ai nostri figli. Infatti possiamo dire tutto ciò che vogliamo, ma quello che realmente influisce sull’educazione del pargoli è l’esempio che noi diamo loro. Se ci vedono sempre arrabbiati, nervosi, passiamo ore con la TV accesa, sbuffiamo mentre riordiniamo la casa, è facile capire come loro prenderanno per buoni questi comportamenti e li imiteranno.

La stessa cosa vale per il fatto che noi siamo le guide dei nostri figli e non viceversa e se loro ci vedono sicuri delle nostre scelte e delle nostre decisioni, lo saranno a loro volta. Ad esempio, se si decide di vietare qualcosa bisogna restare fermi sul NO e non cedere dopo preghiere e tentativi di sabotaggio. Piuttosto, suggeriscono gli autori, prendiamo in considerazione se la tal cosa deve essere veramente vietata oppure qualche volta si può fare un’eccezione. Una caramella o un cartone in più  non fanno poi così male (anche noi spesso ci concediamo degli extra) e tante volte ci impuntiamo a prescindere, senza dare il giusto peso alle cose. Ma una volta che si è pronunciato il fatidico binomio, guai a tornare indietro, o la fiducia che i nostri figli ripongono in noi vacillerà.

Questa cosa dei no mi ha fatto molto riflettere, ho provato a lavorarci e vi giuro che ha funzionato. Mi spiego meglio. Da quest’estate mia figlia è diventata un po’ troppo dipendente dai cartoni animati. Tutte le volte che c’era da spegnere la TV mi preparavo ad assistere alla solita tragedia greca e la continua richiesta di “un altro! Un altro!” mi infastidiva non poco. Allora, come suggerisce l’autrice del libro, ho provato innanzitutto ad anticipare la richiesta (“Amore, tra poco fanno Topo Tip, che dici, ne guardiamo una puntata?”) e a rispondere “, certo!” quando mia figlia mi chiede di guardare la seconda (e a volte pure la terza) puntata. Poi, al posto di piombarle addosso all’improvviso con il pollice sul tasto rosso del telecomando urlando “E’ un’ora che guardi la Tv, ora spengo!” suscitando l’ira del pelìde Achille, quando la puntata sta per finire vado dolcemente da lei ed esordisco con un “Tesoro, tra poco è finita e spegniamo”. Non vi dico che funziona ogni volta, ma la situazione è decisamente migliorata e la richiesta drasticamente diminuita. Evviva!

Un altra cosa su cui il libro mi ha fatto riflettere è la responsabilità che diamo ai nostri figli quando chiediamo loro di decidere qualcosa. Il libro dice che i bambini non sono pronti a prendere decisoni di nessun tipo perché la cosa li spiazza. Siamo noi che dobbiamo decidere al posto loro, così da farli sentire sicuri e guidati. Sconsigliano quindi di usare frasi tipo “Che dici, andiamo al parco?” “Lo vuoi mettere questo vestito?”, ma di utilizzare espressioni affermative che diano sicurezza. Su questo ci sto ancora lavorando, ma sono fiduciosa in un miglioramento anche in questo campo. Non sarà facile con la mia piccola dittatrice, ma  sicuramente ne vale la pena (o la gioia, come si dice nel libro) provarci.

Anche questo, insomma, è un libro da leggere, consigliare e regalare. Perché ci aiuta a renderci conto che crescere (con) i nostri bambini è un’avventura unica ed entusiamante e non deve essere un campo minato o un percorso ad ostacoli. Perché, come dicono gli autori, i nostri figli non sono nostri, ma sono degli individui autonomi affidati alle nostre cure, che un giorno saranno gli adulti che abiteranno questo mondo malmesso. E se vogliamo avere qualche speranza che le cose vadano meglio è su loro che dobbiamo puntare e spendere le nostre energie. Non è certo un compito facile, ma quale cosa per cui valga veramente la pena di lottare lo è?

E poi…avete voluto la bicicletta?! 😉

Buona lettura!

Sara

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