Il linguaggio segreto dei neonati.T. Hogg, “la donna che sussurrava ai bambini”

Questo è il primo libro che mi è stato regalato in materia di neonati. Premetto che prima di avere mia figlia ero una spensierata universitaria cresciuta in una famiglia in cui non si facevano nuovi figli da molti anni e quindi non avevo mai avuto a che fare seriamente con bambini piccoli (e a dir la verità avevo tutt’altro per la mente). La lettura di questo libro è stata illuminante, non tanto per i “precetti” contenuti nelle pagine,ma più che altro per l’idea complessiva che mi ha lasciato.

Allora, innanzitutto devo dire che non prediligo i libri che danno regole rigide o che fanno sembrare l’avere un figlio una passeggiata (ma che davvero?!), ma indipendentemente da come è scritto un libro o da quello che dice credo che la vera chiave stia nel lettore. Infatti se anche un libro non ci è piaciuto o non siamo d’accordo con l’autore, leggendolo avremo avuto l’opportunità di confrontarci con idee diverse dalle nostre e questo è comunque un bene. Mi piace mettermi in discussione  e cambiare idea, ma anche avere una conferma di quello che penso. Un confronto del genere è tanto più utile quando si parla dell’essere genitori, una condizione che è di per sè caratterizzata da un continuo sviluppo e miglioramento (si spera).

Questo per dire che, nonostante io abbia trovato il metodo di Tracy Hogg un po’ pretenzioso e inattuabile, la lettura del suo libro mi è servita da spunto per molte cose e mi ha fatto riflettere sul modo in cui rapportarsi ad un neonato.

L’autrice, con molta sicurezza e un pizzico di saccenza,  proprone un metodo detto EASY, che ci permetterebbe di semplificare la gestione del neonato. EASY sta per Eat, Activity, Sleep e You e consiste in una rigida routine da far rispettare al nostro bebè per vivere tutti più serenamente. In poche parole la Hogg ci dice che dovremmo scandire il ritmo della nostra giornata suddividendola nelle attività da far fare al piccolo: prima si mangia, poi ci si cambia, si gioca e si sta insieme, dunque è il tempo della nanna e quindi la mamma può prendersi uno spazio tutto suo (You). Bello, davvero. Ma nella vita reale questo non succede. Cioè, è vero e ce lo dicono tutti che il bambino piccolo ha bisogno della routine, dei rituali che gli danno sicurezza, ma, almeno secondo la mia esperienza, è davvero impensabile programmare le giornate tutte nello stesso modo. A grandi linee potrei anche impegnarmi a fare più o meno le cose nello stesso ordine e alla stessa ora, ma poi dovrebbero ricoverarmi! Dopo quasi tre anni sono giunta alla conclusione che avere un figlio è tutt’altro che easy, è un impegno, è la fatica più grande (e quindi più soddisfacente) che un essere umano possa affrontare e per farlo serenamente bisogna serenemante accettare innumerevoli rinunce, compromessi e sacrifici. Quindi dite addio alla vostra vita di prima e preparatevi a ballare… giorno e notte! 😉

Insomma, a mio avviso, la Hogg non tiene conto del fattore umano. E se viene a trovarmi un’amica e decide di fermarsi a cena? E se un giorno ho voglia di fare una passeggiata più lunga del solito? E se devo guardare due volte l’ultima puntata di Game of Thrones?! Dai, diciamocelo. Il metodo Easy può funzionare in un mondo di robot, ma  nel mondo reale no. E poi la storia del tempo tutto nostro da dedicare alla ceretta o alla lettura di un buon libro…ma dai…

il libro è costellato dai racconti delle esperienze di madri e padri che sono stati seguiti dall’autrice e che hanno applicato felicemente il metodo:

“…Connie fu abile anche a coinvolgere suo marito, Buzz. Mentre vi sono donne che controllano i propri mariti, dando loro istruzioni amentre cambiano il pannolino o peggio, lamentandosi perché sbagliano, Connie sapeva che Buzz amava Annabelle quanto lei. Magari i pannolini erano allacciati un po’ troppo larghi; e allora? […] Il fatto di far seguire alla bambina una routine giornaliera programmata aiutò Connie ad organizzare meglio anche il suo tempo. Comunque le mattinate volavano, come succede alla maggior parte delle neomamme: si svegliava, badava ad Annabelle,faceva una doccia, si vestiva ed era già ora di pranzo. Ma tutti i poeriggi tra le due e le cinque Connie si stendeva sul letto …” (Il linguaggio segreto dei neonati, T. Hogg pp 239-240)

Ora, chi di voi ha già dei figli troverà questo racconto campato in aria o per lo meno ironico, per usare un eufemismo. La frase sul marito, ad esempio. Non è che io lo controllo  mio marito è che lo guido nella vita da padre in cui sta brancolando come un cieco da ormai due anni e mezzo. Se non gli dicessi cosa deve fare sarebbe ancora nel reparto maternità che prova la presa a palla di rugby. Dai, non scherziamo. Vogliamo parlare dei pannolini allacciati larghi? Vi è mai capitato che il vostro neonato, dopo aver fatto la cacca se la fosse spalmata dal sedere al collo e voi avete dovuto lavarlo e cambiarlo da cima a fondo? Sicuramente sì. Ecco, figuriamoci con il pannolino allacciato largo. Ma quello che più mi sconcerta è che questa Connie si sdraia sul letto dalle due alle cinque. Ora, o ha a sua disposizione una squadra di domestici che fanno tutto al posto suo oppure ha venduto l’anima al diavolo. Quante neo mamme conoscete che possono permettersi di non fare nulla per tre ore ogni pomeriggio?! E la storia della doccia mattutina, poi, è pure fantascienza :O

Un aspetto di questo libro che non mi piace affatto  è che la Hogg consideri l’allattamento artificiale una scelta:

“Può succedere, ad esempio che una donna senta di non avere tempo per allattare, o che semplicemente non gli piaccia l’idea” (Il linguaggio segreto dei neonati, T. Hogg p. 126)

Ecco, questa frase mi sembra un po’ assurda e fuorviante.  Non voglio criticare o giudicare le mamme che non hanno potuto o voluto allattare i propri figli al seno, ma secondo me finchè la questione non verrà posta con altri termini, l’allattamento naturale sarà sempre considerato un’utopia o un privilegio di poche. Tutte (o quasi) le mamme possono allattare il proprio piccolo: è questa la prima informazione che ostetriche e specialisti del settore dovrebbero passare alle donne, ancora durante la gravidanza. E’ il latte artificiale che dovrebbe essere considerato una scelta eccezionale e non quello materno.

Anche la divisione dei bambini in tipi (angelico, da manuale, sensibile, vivace, scontroso) mi sembra un po’ riduttiva e semplicistica. E’ vero che ogni bambino, in quanto essere umano, ha una propria indole e in base a questa ogni genitore dovrebbe modificare il proprio approccio, ma da lì a farne un elenco si caratteristiche fisse mi sembra una mossa azzardata.

Le tabelle che la Hogg propone per individuare il significato del linguaggio corporeo del neonato, invece, mi sembrano interessanti e devo ammettere che durante le prime settimane di maternità, mi è capitato di consultarle. Certo, non è detto che ogni volta che il bambino gioca con le dita debba “cambiare ambiente” (Il linguaggio segreto dei neonati, T. Hogg p 108) ma se la tabella non viene seguita nei minimi dettagli e con un po’ di beneficio del dubbio la trovo uno strumento utile. Per lo meno nel panico più totale potrete trovare un ramoscello a cui appigliarvi 😉

Per quanto riguarda il tema del sonno ( il più temuto e discusso dai neo genitori) la Hogg dice di discostarsi dalle teorie più estremiste che circolano: quella alla Estivill e quella del co sleeping, per intenderci. A mio avviso, però, l’autrice, si avvicina di più alla prima. Ci dice che i bambini devono imparare ad addormentarsi nella loro culla, mai in braccio o al seno e men che meno nel letto dei genitori. Non consiglia di lasciar piangere il neonato, ma di prenderlo in braccio, rassicurarlo e poi rimetterlo giù. Se ricomincia a piangere ( e lo farà) dovete rifare le stesse mosse. Poi ancora, ancora e ancora. Io ci ho provato e oltre al mal di schiena ho rasentato l’esaurimento nervoso. Se qualcuno è riuscito ad attuare questo metodo gli faccio i miei complimenti più sinceri e ammetto che sono un po’ invidiosa, ma secondo la mia esperienza, questa è un’altra di quelle cose che succedono solo nei film…

Come ho scritto all’inizio, però , da questo libro ho tratto anche degli spunti che mi hanno seriamente aiutata, almeno nei primi tempi. Il rispetto verso il neonato, la necessità di delegare e non prendersi il peso di tutto sulle spalle, l’idea che mi spettasse del tempo per coccolarmi e stare con me stessa (che è rimasta solo un’idea) mi hanno accompagnato e mi accompagnano tutt’ora in questa bellissima e devastante avventura. Questa pagina ad esempio, me l’ero segnata

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(Il linguaggio segreto dei neonati, T. Hogg p. 262)

Giustissimo, no? Ovviamente mio marito, dopo averla letta con sorriso bonario e accondiscendente , l’ha accuratamente rimossa dal suo cervello.

Un libro da leggere con occhio critico, insomma. Da cui sicuramente si può ricavare qualcosa di utile, ma da non seguire alla lettera.

Sara

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sveva ha detto:

    Cara Sara,
    Ho letto con piacere questo articolo in quanto questo libro mi aveva incuriosito molto ma poi sotto il consiglio di un amica ho deciso di non leggerlo, perché appunto me lo ha dipinto come un po’ “schematico”. Per la routine anch’io all’inizio mi sono sforzata di cercare di dividere i giorni in modo uguale, cosa praticamente impossibile perché come dici tu ogni giornata ha delle caratteristiche e esigenze diverse. Per quanto riguarda la nanna invece, io vorrei tanto che Amelia dormisse nel suo letto, almeno qualche ora, ma finché si sveglia così spesso non me la sento nemmeno di tentare il metodo da te citato, la mia priorità É che sia io che lei torniamo a dormire nel più breve tempo possibile e se questo vuol dire ” dormire” in un angolo del letto senza cuscino e senza coperta, e così sia. La parte sui papà mi è piaciuta molto ma il mio compagno come Steve ha letto e rimosso, reazione prevedibile😉 Comunque nonostante magari le teorie della Hogg sono un po’ metodiche e difficili da attuare, mi É venuta voglia di leggere qualcosa di suo, forse visto che Amelia ha quasi 9 mesi potrei tentare di leggere il successivo ” il linguaggio segreto dei bambini”. Tu hai letto anche quello ?

    Un caro saluto,

    Sveva

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    1. lemilleeunamamma ha detto:

      Ciao Sveva, purtroppo non l’ho letto e quindi non ti saprei dire se sia valido o meno. Se posso essere sincera con te credo che se abituiamo i nostri figli a fare certe cose in determinate maniere (il dormire con noi ad esempio) per un periodo prolungato poi sia difficilissimo far cambiare loro abitudini! Te lo dico perché ti capisco perfettamente. io avevo iniziato a far dormire Micol con me perché non riuscivo fisicamente ad alzarmi durante la notte per allattarla e così era più “comodo”. In realtà ho passato circa due anni a “dormire” nelle posizioni più assurde e la mia schiena non mi sta affatto ringraziando. 😦 Ero un po’ in paranoia per questo, anche io non ne potevo più, ma solo qualche mese fa le abbiamo sistemato la cameretta, le abbiamo messo una rete ad una piazza ma con le gambe più corte (circa 15 cm) in modo che potesse andare e venire da sola. Allora, colta dall’entusiasmo per la cameretta sono riuscita pian piano a spostarla di là. all’inizio mi addormentavo con lei nel letto ( e a dir la verità succede anche ora ogni tanto) poi ha iniziato a stare lì da sola (dopo centocinquanta fiabe, ovviamente). Adesso ogni notte è diversa, soprattutto perché a volte io sono troppo stanca e la porto direttamente a letto con me; altre volte invece, dorme qualche ora nel suo letto e poi viene da me. Questa pappardella per dirti che, da quello che ho potuto sperimentare, ci vuole tanta pazienza e forza di volontà. Trovare un escamotage per farla spostare in un altro letto e avere almeno qualche ora di tregua! (quando avevo il suo lettino in camera mia non ci voleva mai stare) Poi in realtà la tua bimba è ancora piccina e non so se te la senti di farla dormire da sola. Hai provato a mettere un materasso per terra, farla addormentare con te vicina e poi spostarti? Una mia amica ha sempre fatto così e a quanto pare funzionava… Comunque, se leggi il libro fammi sapere cosa ne pensi, che magari anche io gli darò un’occhiata. Intanto ti mando un saluto e ti auguro buona fortuna. Amelia è un nome bellissimo!
      Sara

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  2. Sveva ha detto:

    Cara Sara, grazie mille, sicuramente l idea del materasso per terra, simil letto montessoriano É una valida proposta, proverò ad attivami per adattare gli spazi ed attuare questa alternativa, tentar non nuoce. Per quanto riguarda le “cattive abitudini” anche alla luce di quello che mi hai detto, spesso mi colpevolizzo in quanto se avessi più pazienza e più energie forse sarei in grado di gestire meglio alcune situazioni tipo rimetterla nel suo lettino dopo ogni risveglio, il paradosso É che le poche volte che ci sono riuscita ero così euforica da non riuscire più a riprendere sonno 😳…. Fare la mamma a volte É davvero dura. Sono arrivata a valutare anche di smettere di allattare passando al latte artificiale, magari senza tetta sarebbe meno dipendente da me, anche se sono molto combattuta perché ovviamente questo non É un metodo infallibile e se non dovesse funzionare il risultato Sarebbe dovermi alzare, andare in cucina e preparare il bibe di latte 😰 … Unico lato positivo É che Roberto (il mio compagno) potrebbe darmi il cambio 😜 ma anche su questo non ci metto la mano sul fuoco. Ti terrò aggiornata sugli sviluppi. Ah poi non ti ho più risposto riguardo ai PL i Milovia sono davvero ottimi e non segnano per nulla, ho acquistato anche un PetitLulu e mi trovo veramente bene anche con quello… Certo che questi PL creano dipendenza una volta entrati nel vortice édifficile uscirne, li comprerei tutti . Grazie ancora e a presto.

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