Di mamma non ce n’è una sola_ Le contraddizioni dell’essere genitore

Essere genitori è una sfida talmente ardua e piena di sorprese che, per quanti libri si leggano, per quanti corsi di frequentino e per quanti consigli ci si senta dare, spesso non si sa proprio che pesci pigliare. Avere un cucciolo da accudire, la cui sopravvivenza dipende interamente da noi, è un’esperienza sconvolgente e spesso le convinzioni che credevamo di avere vengono spazzate via all’improvviso. Anche scegliere un piano d’azione , o un modello educativo, a volte è inutile, non esistono regole valide per tutti e ognuno deve affidarsi al proprio istinto, essere sempre aperto al cambiamento e a mettersi costantemente in discussione.

Per questi motivi ci sono dei comportamenti tipici delle neo (e non solo) mamme che possono definirsi contraddittori e quasi schizofrenici. Comportamenti che ad un osservatore esterno sembrerebbero non aver nè capo nè coda, ma che si inseriscono alla perfezione nella mente caotica e totalmente confusa di un genitore alle prime armi. Di mamma infatti, non ce n’è una sola, in quanto le numerose sfide che ci si presentano davanti ogni giorno ci costringono ad adottare diversi e infiniti atteggiamenti. A chi non è capitato di calarsi alternativamente nei panni della signorina Rottermeier, del Mahatma Gandhi e della Regina di Cuori nel giro di un pomeriggio? Chi non ha mai sentito l’impulso di spaccare tutto e far volare qualcuno o qualcosa fuori dalla finestra vedendo il proprio pargolo disegnare coi pennarelli una bellissima fattoria sul divano e un minuto dopo sciogliersi di fronte ad un sorriso innocente completo di occhioni da gatto di Shrek? Io sì.

In questa rubrica, che mi impegnerò ad aggiornare settimanalmente (lavoro, figlia, asiliti, e varie ed eventuali permettendo) ne voglio riportare alcuni.

#1 FAMOLO STRANO. RACCONTI DI ALLATTAMENTO ESTREMO

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Prima che mia figlia nascesse non sapevo nulla di allattamento. Non avevo letto libri nè conoscevo nessuno che avesse avuto da poco un bambino. L’unica informazione che la mia amatissima ostetrica mi aveva dato è che la stragrande maggioranza delle mamme possono (se vogliono) allattare i propri piccoli e quindi l’argomento non destava in me troppi dubbi. L’unica cosa che mi preoccupava e sulla quale avrei potuto scommettere uno o più arti era che io non avrei mai e poi mai allattato in pubblico! Non che considerassi le donne che lo facevano delle pazze pervertite (come qualcuno purtroppo pensa), anzi! Le vedevo come delle eroine super coraggiose che disprezzavano gli stereotipi e non conoscevano la vergogna. Beate loro! Ma io, così timida e per nulla esibizionista! Scoprirmi davanti a degli estranei per nutrire il mio bebè?! Mai! O al massimo soltanto in qualche anfratto buio e ben coperta da un lenzuolo che avrebbe nascosto ogni minimo centimetro di nuda pelle. Certo, certo, come no?! Se ci penso ora mi viene da sorridere. Quanto ero ingenua! Non sapevo ancora che avrei allattato in ogni luogo e posizione,davanti a un pubblico eterogeneo e soprattutto senza provare la minima vergogna, ma anzi, con grande orgoglio! Sì, perché quando un neonato ha fame o vuole sentire il contatto pelle a pelle con la propria madre e quest’ultima sta mangiando una pizza con le amiche oppure è in fila dal medico, cos’altro si può fare se non scoprirsi e offrirgli il seno? E’ la cosa più naturale e quindi ciò che è più giusto fare. Penso veramente di aver allattato in ogni luogo e in ogni situazione… ristoranti, aereo, discussioni di laurea, dopo le foto di rito durante il mio matrimonio, in piedi, seduta, sdraiata… E che dire poi dei costosi reggiseni e magliette progettati per le donne che allattano?! Avevo letto di loro in qualche stupida lista di cose da avere assolutamente quando il bimbo nascerà, quindi li ho comprati e usati soltanto i primi giorni. Sono stati  presto accantonati dopo aver capito che  andava bene qualunque cosa che non fosse un dolcevita, e forse pure quello 😉

Uno dei problemi delle donne che allattano è quello della reazione di chi assiste al fattaccio. Durante i primi mesi di vita del bambino è facile incorrere in sguardi di approvazione, soprattutto da parte di donne non più giovani, che ti passano davanti sorridendo e facendo cenni di assenso. Tralascio le frasi sentite mille milioni di volte tipo “Oh, che fortunata, hai il latte!” (Allattamento: i falsi miti ). Il problema si pone quando il pargolo ha più di sei mesi, erà in cui, secondo il parere di molti,  il latte materno è prossimo alla scadenza. Ecco che allora è facile provare imbarazzo di fronte a un bimbo che cammina e arriva da voi con l’intento di abbassarvi la maglietta per ciucciare il vostro latte. Si può tentare di trovare qualche compromesso con il marmocchio, tipo offrirgli un chupa chups (sapendo che è mille vole peggio di ciò che realmente vuole; come se al ristornate volesse ordinare un minestrone e voi lo sviaste su wurstel e patatine) oppure scusarsi con i presenti assumendo un aria smarrita e dire cose tipo “Oh, non so proprio cosa voglia da me!” per poi finire ad allattarlo sedute sul water di qualche bar . Anche io tante volte ho avuto la tentazione di nascondermi o di ignorare le sue richieste per una sorta di pudore, ma purtroppo mia figlia parla molto bene e quando me la trovavo davanti a chiedermi “un goccetto di lattuccio, dai!” non avevo molta scelta…  su la maglietta e via! E chi si scandalizza è un pollo!

E voi? Qual’è il posto più strano in cui l’avete fatto? 🙂

#2 DI MALE IN PEGGIO. STORIE DI ORDINARIO CO-SLEEPING 

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La nanna, si sa, è uno dei temi che (giustamente) spaventano di più i genitori. C’è chi dorme avvinghiato al proprio cucciolo, chi ha fatto di Eduard Estivill  un santo da idolatrare ( la mia opinione e recensione del libro Fate la nanna) , chi è sceso a patti col diavolo e ha un bebè che dorme tutta la notte e chi porta perennemente sotto gli occhi due borse degne di Louis Vuitton. I poveri genitori pur di dormire un minuto di più andrebbero anche contro la legge, o per lo meno al buon senso comune. Per questo, anche se molti non lo ammetteranno mai, la cosa più conventiente da fare, spesso è l’abbandonare ogni teoria preconfezionata ed affidarci al nostro infallibile istinto animale, ossia improvvisare una comune nel lettone di mamma e papà. Non importa se sarete costretti a dormire sul bordo del letto rischiando di precipitare sul pavimento da un momento all’altro, non fa niente  se avrete stampate per anni le impronte dei talloni di vostro figlio nella zona intercostale o se avrete dovuto acquistare uno di quei pigiami integrali di pile, rassegnati al fatto che non potrete mai più dormire sotto l’abbraccio del vostro caldo piumone. Dormire insieme al piccolo vi evita numerosi sbattimenti, soprattutto se allattate durante la notte.

Poi però, complice una discussione con terzi (spesso sprovvisti di prole) oppure un articolo di DonnaModerna in cui si paventano i vantaggi di un sonno rilassante e prolungato (un’ utopia ormai) , ad un certo punto vi sembrerà di sbagliare tutto. “Chi te lo leva più dopo? Già me lo vedo a vent’anni che dorme ancora con voi!!” “E come fate ad avere dei momenti di intimità se ce l’avete sempre in mezzo?””Scusa ma perché tieni il collo piegato? E mi sembra ti stia venendo anche un po’ di gobba…” Ecco, commenti come questi iniziano a colonizzare la vostra mente e capite che la soluzione è solo una: prendere il piccolo invasore e spostarlo in camera sua. Ma poi come farete senza sentire il suo respiro e il suo profumo mentre dorme? E al risveglio con chi vi rotolerete tra le lenzuola in un turbinìo di coccole? Col gatto?Troppe unghie e peli. Col marito? Troppi peli e più che un turbinìo sarebbe uno tsunami, o come minimo una valanga. Soluzione: il trucco non è spostarlo nella sua camera, ma spostarvi insieme a lui. Gli inconvenienti raddoppiano, ma almeno alle amiche potrete dire che la missione è stata portata a termine. In che modo, poi, sono affari vostri 😉

p.s. prima di spostarci nella camera di mia figlia avevo tentato di farla dormire nel classico lettino con le sbarre (tolta una spondina in modo che potesse andare e venire come voleva). Quando l’abbiamo smantellato, visto il suo pressoché nullo utilizzo, mio marito si è accorto che le doghe erano imbarcate. “Com’è possibile che una bambina così piccola e leggera abbia fatto ciò?! Deve esserci entrato qualcun’altro!”. Ehm… non guardate me! :O

#3 SOGNI O SEI DESTO

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Questa inspiegabile cosa succede soprattutto durante i primi mesi di vita del bebè. La neo mamma, infatti, passa da momenti in cui non ne può più e vorrebbe riprendere in mano la sua vita ( o per lo meno avere due minuti per fare pipì) ad altri in cui l’idea di separarsi dal proprio piccolo anche solo per un attimo le scatena un attacco di pianto. Saranno gli ormoni, la confusione totale che fa da padrona nel suo cervello, oppure il cambio di stagione, ma la giornata tipo di una neo genitrice si divide tra il cercar di far dormire il proprio bebè e aspettare impaziente che questo si svegli. Ore ed ore a cullare un dolce fagottino ridente, cantando settemila ninnananne ed altrettanto tempo passato ad osservare il fagottino ormai addormentato, impaziente che questo si svegli. Perché succede? Non chiedetelo a me, devo controllare se mia figlia dorme ancora…

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