Fate la nanna: il metodo Estivill

Il libro di cui sto per parlare è sicuramente uno dei più conosciuti e discussi tra quelli che riguardano i bambini e in particolare il loro sonno.  Il metodo Estivill è famoso in tutto il mondo e da anni divide i genitori in due schiere: quelli “linciamolo e diamogli fuoco” e quelli ” Eduard sei un grande! Ci hai salvato la vita”. O quasi.

Uno dei problemi più grandi con cui si devono cofrontare i neogenitori è sicuramente quello dei risvegli notturni. Quasi tutti i bambini (tranne pochissimi le cui madri hanno venduto l’anima al diavolo 😉 ) si svegliano durante la notte. Una volta, due, tre, dieci volte. Fino ai due anni circa. O forse fino ai tre. Bene, dovete sapere che questo fatto è normale. E’ assolutamente fisiologico. E questo lo dicono tutti.

Quello che non dicono, però, è quanto sia faticoso, devastante e terribile svegliarsi durante la notte per allattare, cambiare e cullare il neonato. Sì, perché il problema non è tanto che i figli si svegliano, echesaràmmai, il problema vero è che noi siamo costretti a svegliarci con loro. Infatti se è fisiologico per un bebè svegliarsi tre o quattro volte a notte, non è lo stesso per la mamma e il papà, che ne farebbero volentieri a meno. Ecco che entra in gioco Estivill.

IL METODO ESTIVILL IN BREVE:

Il signor Eduard Estivill, pediatra catalano esperto di disturbi del sonno, propone ai genitori il metodo di estinzione graduale del pianto, che permetterebbe ai bambini di imparare autonomamente ad addormentarsi e a dormire tutta la notte. La sua strategia è piuttosto semplice:

-creare delle routine da seguire ogni sera ad orari fissi (ad es. bagnetto, ninna nanna, lettino) in modo che il bimbo possa associare al momento dell’andare a nanna qualcosa di positivo;

-mettere il bimbo nel lettino (al buio) e augurargli la buonanotte. Quindi lasciare la stanza;

-se il bambino piange entrare nella cameretta dopo un minuto dicendo una cosa tipo “non preoccuparti, va tutto bene. Ora fai la nanna” (è vietato prendere in braccio il bambino per consolarlo);

-se piange ancora entrare dopo 3 minuti e ripetere la frase  scritta sopra. Se non smette “Il capriccio” (perché mai frignerà ‘sto qua?!Mah) attendere 5 minuti e poi tornare ripetendo sempre la stessa cosa. Gli intervalli secondo i quali entrare a “tranquillizzare” il bambino si allungano col passare dei giorni. Estivill fornisce una tabella molto precisa in merito;

-dopo qualche giorno di strazio il bambino imparerà ad addormentarsi da solo. Fatto.

Semplice no? Semplice come bere un Long Island tutto d’un fiato.

Ora voglio raccontarvi la mia esperienza. Prima di giudicarmi e di togliermi la tutela di mia figlia vi prego di leggere tutta la storia. Era il lontano febbraio 2014, mia figlia aveva circa 7 mesi e io mi sono presa l’influenza. Una di quelle brutte, che hai naso gola e orecchie tappate, con la febbre alta, i brividi manco fossi al polo nord e le energie di un bradipo in letargo. La piccola dirmiva quasi sempre nel suo lettino ma i risvegli durante la notte erano tanti e stremanti. Bene. Qualche tempo prima, spinta dalla curiosità, ebbi la malaugurata idea di comprarmi questo  libro dal titolo innocuo, con un paffuto bimbo addormentato in copertina. L’avevo preso perché sono una lettrice incallita e, attraversando la fase libri per /sui e /scritti da/ bambini, non potevo certo farmi mancare un libro che aveva acceso tante discussioni. Al momento gli avevo dato uno sguardo veloce e l’avevo accantonato insieme al Manuale del bebè e al 101 modi di cucinare la crema di riso e tapioca. 

Quindi: avevo l’influenza, nessuno che mi aiutasse a gestire casa e bambina e un disperato bisogno di riposare. In breve, ho riesumato il libro, studiato le parti principali, e attuato il metodo. Ovviamente non ne ero sicura al 100% e avevo paura di far soffrire mia figlia, ma stavo troppo male per permettermi altre notti insonni e allora ci provai.

La prima notte pianse tipo 20 minuti. Nel frattempo io e mio marito in bagno a farci forza e a stabilire i turni per andare di là a dirle con voce sicura, alla Mufasa “Va tutto bene, ti stiamo solo insegnando ad addormentarti da sola. (Un giorno tutto questo sarà tuo)” In realtà stavo talmente male per l’influenza, che non ricordo di aver sofferto più di tanto. La seconda notte ne pianse altrettanti. La terza circa la metà e dalla quarta in poi solo pochi gemiti e si addormentava da sola. Lo stesso per i risvegli notturni. Bingo!

Le cose proseguirono alla perfezione per circa tre settimane. Poco importava se non potevamo avere una vita perché alle 21:00 la piccola doveva già stare nel letto, nostra figlia a 7 mesi sapeva già gestirsi da sola! Tra poco l’avremmo iscritta all’università. Fuori sede, naturalmente.

Poi però qualcosa accadde. Non ne voleva più sapere di addormentarsi alle 21:00 e i risvegli notturni ricominciavano a farsi vivi. Dopo un mese circa tornò tutto come prima che il sig. Estivill entrasse nelle nostre vite. Metodo fallito.

Secondo l’autore se il metodo non funziona (e ciò avviene solo nel 4% dei casi) è perché i genitori non l’hanno applicato alla lettera. In effetti, se proprio devo essere sincera, quando la piccola piangeva ed era il mio turno di rassicurarla, spesso la prendevo in braccio, perché non mi andava di eliminare di punto in bianco il contatto fisico tra di noi. (Non ditelo a mio marito, mi raccomando) Fatto sta che questa strategia si è rivelata utile per poco tempo e poi ha smesso di funzionare. A quanto pare è una delle falle del metodo Estivill e dell’estinzione graduale del pianto in generale. Sarà perché è normale che i bambini vogliano il contatto con i genitori? Sarà perché è pure normale che i bambini si sveglino durante la notte? Eh, forse è proprio così.

Voi mi direte “e se lo sai perché hai lasciato tua figlia piangere al buio nel suo lettino?”. Perché non sono nata imparata. Essere mamma è la sfida più grande che mi sia capitata finora e quando ci si mette in gioco è facile fare degli errori. Tornassi indietro probabilmente non lo rifarei, ma non mi sento di rimproverare me stessa per questo. Se avessi avuto più esperienza e se fossi la mamma che sono adesso… ma questo discorso non ha molto senso e preferisco terminarlo qua.

Non voglio entrare in disquisizioni mediche o psicologiche e non voglio giudicare chi il metodo l’ha applicato senza remore ed è riuscito ad ottenere una bella dormita di otto ore consecutive a notte e la conseguente serenità di tutta la famiglia. Buon per loro. Non voglio neppure parlare del fatto che Estivill abbia ritrattato o meno (in realtà sembrerebbe che la ritrattazione sia la manomissione di un’intervista, ma non ho approfondito più di tanto).

Voglio però trarre delle conclusioni dalla mia esperienza:

-i risvegli notturni sono tremendi per noi adulti, ma  fisiologici per i bambini. Accettiamoli e basta. Avere un figlio è così. (Come quando decidi di adottare un border collie perché fa figo, ma sai già che è iper attivo e dovrai portarlo a correre dietro a una pallina cinque ore al giorno o come minimo a radunare pecore nel week end);

-se i genitori hanno abituato un bimbo ad addormentarsi con loro accanto, magari cullandolo o allattandolo, non possono pretendere che all’improvviso questo si addormenti da solo, in una stanza buia e vuota. Saranno anche piccoli, ma non sono mica scemi, un minimo di coerenza gliela dobbiamo;

-per questo motivo se pensiamo che staremmo tutti meglio a dormire ciascuno nel suo letto è bene abituare il bimbo il prima possibile (sappiate però che ciò comporta uno spreco di energie mooolto maggiore rispetto al dormire tutti insieme, in ogni caso la vostra cervicale ve ne sarà grata 😉 )

-un bambino che piange sta esprimendo un disagio. E’ quindi nostro compito rassicurarlo. Dirgli semplicemente “stai tranquillo” non ha molto senso se stiamo parlando con un bimbo di pochi mesi che pensa di essere stato abbandonato. Del resto siamo degli animali e ogni cucciolo di animale vuole il contatto della propria mamma, anche mentre dorme. (Con ciò non sto giudicando chi lascia piangere il proprio bambino o chi vuole dormire comodamente per qualche ora. So cosa significa essere una mamma che deve arrangiarsi e so anche che una mamma stressata e stanca non può che trasmettere stress e stanchezza al proprio figlio)

-la routine è fondamentale per un neonato ma nella vita reale spesso capitano cose  che non permettono di fare  il bagnetto alle 20:40 ogni sera e allora va bene seguire degli orari, ma sempre con una certa flessibilità. Anche questo è più un problema dei genitori che non dei bambini. Loro in genere si adattano alle novità molto più facilmente di noi.

Purtroppo essere mamme oggi è un lavoro duro, perché se da un lato siamo sole e piene di dubbi come mai prima d’ora, dall’altro abbiamo a disposizione un’infinità di soluzioni e strategie per affrontare i problemi che ogni maternità presenta. Se però ci dicessero che è tutto normale e che con un po’ di pazienza le cose si sistemeranno da sole e che basta seguire il nostro istinto, magari non dovremmo leggere dei libri su come imparare a far dormire i nostri cuccioli da soli, su come nutrirli e su come togliere loro il pannolino. Spero che la mia esperienza sia di aiuto a qualche mamma dubbiosa che non sa che pesci pigliare, come lo ero io in passato e come sicuramente lo sarò ancora in futuro.

Quindi caro Estivill, falla tu la nanna da solo al buio, che noi dormiamo tutti abbracciati, anche se la mamma e il papà stanno (insieme) in 10 cm², anche se la mamma non riesce a piegare il collo da sei mesi e il papà porta nelle costole i segni dei miei talloni 🙂

Per la cronaca, mia figlia ha dormito quasi sempre con noi fino a qualche giorno fa, quando ci ha chiesto di poter andare a dormire da sola nella sua cameretta. E ha dormito tutta la notte. Ha due anni e mezzo.

Voi cosa ne pensate? Avete provato questo metodo?

Sara

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