Svezzamento, che tormento!

Da quando è nata mia figlia, il periodo che ricordo come il più stressante in assoluto è stato quello in cui ci siamo avvicinate all’introduzione dei cibi solidi e semisolidi  (già il nome è un programma) nell’alimentazione della bebè. La pediatra mi aveva consigliato di iniziare a svezzarla già a quattro mesi, perché “la bimba è un po’ magrolina e forse l’omogeneizzato di mela può apportare più sostanza del suo latte (che magari non è proprio acqua, ma sta sicuramente inizando ad essere un po’ slavato)”. Certo, certo. Sorriso a 32 denti e via per la mia strada: allattamento esclusivo fino al settimo mese. Allo scoccare dei sei mesi, però, ecco il primo luccicante vasetto, che aspettava trepidante in dispensa da settimane, ansioso di essere aperto e trangugiato dalla piccola. Ovviamente era un omogeneizzato di quelli biologici, biodinamici e bio-diosolosacosa, super costoso e quindi super sano e super buono.Bene. Iniziamo.

Pof! Il vasetto si apre. Il morbidissimo cucchiaio  in silicone comprato apposta per l’occasione viene immerso nella polpa dorata. La piccola, incuriosita, apre la bocca. Lo assaggia, espressione interessata. Evviva! Ci siamo! Non riesco proprio a capire perché tutti descrivano il momento dello svezzamento come un campo minato e soprattutto perché siano stati sprecati fiumi di inchiostro sull’argomento. Per noi è una passeggiata.  O forse no. Già al secondo cucchiaio la bambina sembra meno entusiasta. Il terzo lo sputacchia in giro e dal quarto in poi non ne vuole più sapere. Labbra serrate. Sciopero.

Panico.

Le settimane successive si susseguono nella confusione più totale. Riesumo le precise indicazioni che la pediatra mi ha consegnato mesi prima. Ma i dubbi persistono. Inizio con il pranzo o la cena? Il brodo lo faccio con 3 o con 4 verdure? La zucchina. Dove la trovo la zucchina? E’ gennaio e non mi va di usare ortaggi fuori stagione. Il sale. Il sale, poi, è off limits. Banditelo dalla mia cucina! Tagliategli la teeesta! Omogeneizzati aperti, sputati e buttati. Crema di riso.Quella va bene. E il glutine? Potrebbe essere celiaca. Meglio di no, non vorrai mica farle venire uno shock anafilattico?! Il coniglio va bene, è leggero. Lo lesso e lo disosso. Poi lo sminuzzo, lo schiaccio o lo frullo? La tapioca è fondamentale. Ma che roba è la tapioca?! E così via.

La piccola assaggia, a volte. Ma dopo qualche cucchiaino non ne vuole sapere. Io passo la giornata tra il cucinare pappette improbabili e il somministrare le stesse a mia figlia, che percepisce lo sconforto e i pranzi si trasformano in vere e proprie tragedie greche. Niente aeroplanini nè forzature ovviamente. L’ho letto da qualche parte. L’autosvezzamento mi fa paura, ma pure quello tradizionale  non mi sta convincendo affatto. Qualcosa non va. Cosa devo fare? Perché non mangia queste cose insipide progettate apposta per lei da fior fior di specialisti? Perché devo sempre buttare tutto? (mangiatela voi la crema di riso senza sale…) Perché alla fine cedo sempre e la allatto? Perché di poppata non ne abbiamo sostituita neanche mezza? Perché mia figlia mi boicotta? Insomma, perché mai NON MI MANGIA?!

Passano un paio di mesi. La povera cavia ne ha ormai otto, io sono stanca di cucinare due pasti paralleli e contrari ogni volta e inizio a darle quello che mangiamo noi. Tanto ormai è grande. Un pezzo di pane, qualche bocconcino di pollo, un po’ di pasta sminuzzata. E pian piano inizia ad apprezzare la mia cucina. Intanto ho smesso di comprare pappe di riso e carne in poltiglia e nove volte su dieci finiamo il pasto con una bella dose di latte di mamma. Io non mi stresso più così tanto e capisco che, come al solito, la piccola ha bisogno dei suoi tempi, che non morirà di fame se non ingurgiterà tapioca e coniglio e che agitarsi non serve. E’ ancora un po’ magra e piccolina, ma io e mio marito non siamo due pertiche, perché mai lei dovrebbe raggiungere i due metri? Sarà così di costituzione.

E smesse le paranoie, tutto si è sistemato. Nei primi mesi di svezzamento, soprattutto dopo che le cose non andavano esattamente come me l’aspettavo, ho letto alcuni libri sull’argomento, ma più questi libri dicevano “state calmi, niente panico, i vostri piccoli mangeranno”, meno riuscivo a stare tranquilla. Avevo paura che mia figlia non mangiasse abbastanza, che le mie ricette per bebè non andassero bene, che io non andassi bene. Se ci penso ora mi viene da sorridere. Ma in quei mesi ero veramente frustrata. Poi, con un po’ di fiducia in mia figlia, tutto è andato per il meglio. Ora la piccola ha due anni e mezzo e mangia di tutto, dai carciofi al minestrone. Abbiamo attraversato il periodo solo pane, quello solo prosciutto cotto, quello niente verdura e ora siamo in quello corn flakes a tutte le ore. Ho capito che i bambini hanno bisogno di tempo per conoscere i sapori, che devono creare il loro gusto personale e che noi possiamo solo dare loro la possibilità di conoscere il sapore di tutti i cibi e far scegliere a loro quando e quanto hanno voglia di mangiare quella determinata cosa. Senza troppi schemi e senza paranoie. Ovviamente importante è informarsi un attimo in fatto di alimentazione e cercare di proporre al proprio figlio dei pasti sani, ricchi di frutta e verdura, cereali e legumi e limitare quello che “fa male”. Ma non sentitevi in colpa se vostro figlio ama il prosciutto e a volte cedete. Il periodo prosciutto non è tra i migliori, ma pensate a quando dovrete affrontare la settimana dell’ovetto kinder! 😉

La mia esperienza in fatto di svezzamento mi ha insegnato che :

-non bisogna MAI obbligare i bambini a mangiare ciò che non vogliono

-ogni bambino (come sempre) ha i suoi tempi e i sei mesi non sono la data di scadenza dell’allattamento esclusivo. Diamo loro la nostra fiducia e saremo ricompensati. (o per lo meno non avremo perso dieci anni di vita ad ogni pasto)

-non tutti i pediatri sono anche nutrizionisti e non sempre hanno ragione su queste cose. Mantenere sempre il beneficio del dubbio e informarsi anche su altri canali affidabili.

-portare pazienza se il bimbo predilige un certo cibo per un certo periodo e non fa sempre pasti nutrizionalmente bilanciati e pefetti (voi li fate?)

-i bambini imitano noi grandi. Se noi mangiamo bene, loro faranno lo stesso

-spendere un sacco di soldi in omogeneizzati e pappette varie non è obbligatorio

Tre libri interessanti che, secondo me,  possono aiutare ad affrontare questa sfida   sono:

Il mio bambino non mi mangia, C.Gonzàles, Bonomi Editore. Gonzàles, semplice e ironico, sfata alcuni miti sullo svezzamento e toglie alcune paure che accomunano molte madri.

Io mi svezzo da solo!, L. Piermarini, Bonomi Editore. Da leggere per conoscere alcuni principi dell’autosvezzamento. Anche se non si vuole intraprendere questa strada, mostra le cose sotto una luce molto divertente e chiarisce alcuni dubbi che ci attanagliano.

Fate la pappa, M.Cerato, Mandragora. Da non confondere con il temutissimo Fate la nanna. Mostra una prospettiva più tradizionale rispetto agli altri due e fornisce interessanti spunti pratici e varie ricette per i primi mesi di svezzamento.

Buona lettura!

Sara

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