La Maledizione dell’Influenza stagionale

influenza

Febbraio. Ogni anno la stessa storia. Possiamo ingurgitare chili e chili di Oscillococcinum, possiamo farci di vitamina C da ottobre a dicembre, possiamo trasferirci in campagna come Boccaccio ai tempi della peste del 1348 o provare con riti antichi e apotropaici, ma niente. Alla fine ce la becchiamo tutti e tre. La prima a manifestare i sintomi è sempre la piccola. E’ lì che inizia subito la metamorfosi da bambina a cozza. Ed è lì che la mamma, cioè io, deve iniziare le sedute di meditazione intensiva per poter reggere il peso fisico ed emotivo di una bambina che piange e si arrabbia per niente, che appena vede lo spray della soluzione isotonica inizia a menare come il Mike Tyson dei tempi migliori, che dorme nei momenti più assurdi e di notte non ne vuole sapere,  che regredisce allo stato di bebè, insomma. Ma purtroppo questa non è l’unica regressione. Infatti adesso tocca a suo padre e io mi ritrovo all’improvviso col secondo figlio, che si spiaggia per giorni sul divano e si comporta come uno di quei neonati che scambiano il giorno con la notte e si sente talmente debole che se fosse per lui dovrei aspirargli il muco dal naso con pompetta e fisiologica. Poi tocca a me e siccome stiamo tutti male dobbiamo arrangiarci come possiamo. IO devo arrangiarmi.

“Fortunatamente” quest’anno la seconda ad ammalarmi sono stata io. Così almeno il padre di famiglia mi ha curata e coccolata. A volte. Ha cucinato. Una sera.

Tortellini con brodo di dado.

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